L. 189/04 …maltrattamento animali applicabile caccia

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Si può applicare…la norma di cui all’art.544 ter c.p. ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia… alla luce dell’art.19 ter delle disposizioni di coordinamento e transitorie del Codice Penale…???!!!

Esaustive Sentenze di Cassazione e norme internazionali di riferimento si sono espresse in modo tale da acclarare alcuni principi fondamentali che possono sicuramente rappresentare un ulteriore utile supporto per gli operatori a tutela degli animali.

In primo luogo è da ribadire che il maltrattamento di animali rappresenta una condotta che conserva sempre il carattere di illecito penale “sottoposizione a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le caratteristiche ecologiche dell’animale per crudeltà o senza necessità”.

E’ sufficiente accertare che la relativa condotta viene posta in essere con coscienza e volontà per poterne configurare il reato di cui all’ art 544 ter c.p.

La legge 11/02/92 n. 157 in materia di caccia espressamente vieta”che ad esseri viventi dotati di sensibilità psico-fisica, quali sono gli animali, arrecate ingiustificate sofferenze, con offesa al comune sentimento di pietà verso gli animali. NON si legittimano modalità offensive nei confronti degli esseri senzienti, anche nei riguardi di richiami vivi ed a tale fine, inoltre,la legge n.157 elenca – con carattere meramente esemplificativo-dei comportamenti da considerarsi vietati.

Detta legge non si esaurisce alla tutela della fauna, in quanto, limiti alle pratiche venatorie sono posti sia da leggi internazionali( recepite dall’Italia), dal previgente art. 727 c.p. che dall’attuale 544 ter c.p., i quali hanno ampliato la sfera della menzionata tutela attraverso il divieto di condotte atte a procurare AGLI ANIMALI STRAZIO, SEVIZIE o, comunque, anche detenzione attraverso modalità incompatibli con la loro natura.

 

DA cio deriva che LA LEGGITTIMITA’ DELLE PRATICHE VENATORIE consentite sulla base della L 157/92 deve essere verificata anche alla LUCE DELLE NORME DEL CODICE PENALE (Cass.sez III pen, 25/VI/99, n.8890; 191V/98 n.5868; 201V/97 n.4703). 

In virtù di tali principi di diritto, la condotta di un soggetto deve essere ritenuta penalmente punibile, non solo nelle ipotesi di legge previste espressamente, ma anche quando viene attuata con modalità incompatibili con la natura dell’animale tali da comportare, senza necessità, agli animali inutili sofferenze, comportamenti e fatiche insopportabili non compatibili con la natura ecologica di esso.

La pratica venatoria, pur essendo consentita, di per se NON RAPPRESENTA UN’ESIMENTE, se per le concrete modalità della sua attuazione sottopone gli animalidellecopyright@giuliabamonte a sofferenze non giustificate dall’esigenza stessa della caccia, non è sufficiente che l’ordinamento attribuisca un diritto, ma è necessario che ne consenta l’esercizio con l’attività e le modalità che anche per altri – non cacciatori- non costituirebbero reato(Cass.sez.III pen, 95/203300 e sez V pen 90/183403)….la Legge è uguale per tutti…si potrebbe concludere.

Vero che L’art 19 ter delle disposizioni transitorie del c.p. introdotto dall’ art.3 L 189/04 stabilisce che “le disposizioni del titolo IX bis del libro II del c.p. _ fra cui rientra l’art. 544 ter …non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia…”, ma è anche vero che le condotte sopra evidenziate,poste in essere, anche se non vietate espressamente dalla L 157/92, DEBBONO, comunque, RITENERSI ILLECITE, in quanto, di contro, non costituiscono Nessuno dei casi previsti dalla legge speciale in materia…e se non sono previsti…non sono consentiti…

AVV GIULIA OMBRETTA BAMONTE